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Indice

 

Nota metodologica

 

Alcune stime

 

Le risposte al questionario

 

Il commento del sociologo

 

 

 

Per avere la percezione di come viene avvertito e considerato il problema delle date di scadenza, Una Buona Occasione, in collaborazione con il Dipartimento di Economia e Statistica dell’Università di Torino e con l’Ufficio Statistica della Regione Piemonte, ha svolto un’indagine statistica per individuare quali sono i comportamenti adottati dai consumatori, piemontesi e valdostani, al momento dell’acquisto e del consumo di prodotti alimentari che possono, anche indirettamente, aumentare i livelli dello spreco alimentare.

 

Nota metodologica

 

L’indagine sugli stili di acquisto e consumo delle famiglie piemontesi e valdostane è stata condotta, nella seconda metà del 2013, con metodo CATI.

 

Per questa indagine è considerata “popolazione di riferimento” l’insieme delle famiglie che vivono in Piemonte e Valle d’Aosta e degli individui che le compongono; per “famiglia” si intende quella di fatto ovvero costituita da un insieme di persone conviventi che vivono insieme perché legate da vincoli di matrimonio, parentela, affettività, ecc.  Dall’indagine sono escluse le “convivenze collettive” (case di lunga degenza, monasteri, ecc...)  e le persone che vi abitano permanentemente.

 

Il campione è stato estratto secondo un disegno di campionamento a due stadi (comuni e famiglie) con stratificazione delle unità di primo stadio.

 

Tutti i comuni con più di 20.000 abitanti (autorappresentativi) sono entrati automaticamente a far parte del campione, costituendo ciascuno uno strato a sé, mentre i comuni con un numero inferiore di abitanti (non autorappresentativi) sono stati estratti dopo una stratificazione per ampiezza demografica. L’estrazione delle famiglie dai comuni campione è stata effettuata secondo uno schema casuale semplice a probabilità costante.

 

Per la definizione della numerosità campionaria complessiva, e per la sua allocazione tra i differenti strati, è stata adottata una prospettiva mista che ha tenuto conto sia di criteri di costo e organizzativi, sia della valutazione, per le principali stime, degli errori campionari attesi.

 

Il campione teorico è stato fissato in circa 1500 famiglie e l’errore assoluto tollerato non superiore al 3%. Per il calcolo delle stime sono stati utilizzati gli stimatori a ponderazione vincolata.

 

 

 

 

 Alcune stime

 

 

La frequenza degli acquisti alimentari varia a seconda della tipologia di alimenti.

 

Ad esempio:

  • il pane viene acquistato “tutti i giorni” da quasi il 34% delle famiglie e “più volte a settimana” dal 39%
  • la frutta e la verdura vengono acquistate con frequenza settimanale dall’86% delle famiglie (fra le quali il 54% “più giorni a settimana” e il 32% “una volta a settimana”)
  • i prodotti freschi (latticini, affettati, yogurt, carne, ecc.) vengono acquistati con “cadenza settimanale” dall’86% delle famiglie (fra le quali il 51% “più volte a settimana” e il 35% “una volta a settimana”)
  • i prodotti da dispensa (pasta, riso, conserve, bevande, caffè, ecc.) vengono acquistati “solo qualche volta al mese” da più del 31% delle famiglie

 

La programmazione degli acquisti viene effettuata sempre o spesso”, in funzione di sconti e promozioni, dal 44% delle famiglie. Nonostante la possibile convenienza, il 34% delle famiglie dichiara di non acquistare mai confezioni sovradimensionate, il 27% “qualche volta”, il 7% “sempre”, il 14% “spesso” e il 19% “raramente”. Tra chi acquista confezioni sovradimensionate, il 69% lo fa solo per la marca abituale mentre il 29% non guarda la marca ma solamente la convenienza.

 

Quasi il 75% dei consumatori è consapevole dell’esistenza, sulle confezioni dei prodotti alimentari, di due differenti diciture (“Da consumarsi entro ile “Da consumarsi preferibilmente entro il…”).

 

Se è indicato “Da consumarsi entro il, il 60% dei consumatori ritiene che consumare un alimento dopo la data indicata sulla confezione “potrebbe far male alla salute”.

 

Se invece è riportato  “Da consumarsi preferibilmente entro il…” le risposte sono distribuite più equamente: per il 16% “potrebbe far male alla salute”, per il 24% “potrebbe aver perso valore nutritivo”, per il 31% “potrebbe aver perso sapore o aroma, per il 18% “altro” e per l’11% “non sa”.

 

Qual è l’abitudine a controllare le diciture riportate sulle confezioni?

 

Il 44% delle famiglie di solito “controlla solo la data”, il 45% controlla anche se è presente il termine “preferibilmente” e solo poco più del 2% “non controlla neppure la data”.

 

Fra le famiglie che considerano solo la data, il 93% si limita a questo perché si comporta in ogni caso allo stesso modo, sia al momento dell’acquisto che del consumo.

 

Considerando solo le famiglie che controllano “sempre o qualche volta” se è presente il termine “preferibilmente”, il 72% lo verifica sia al momento dell’acquisto che del consumo, l’8% controlla solo al momento del consumo e il 20% solo in quello dell’acquisto.

 

L’abitudine di controllare più confezioni dello stesso prodotto, per scegliere quella che riporta la data di consumo più lontana, è fortemente radicata nel 70% delle famiglie mentre è del tutto assente nel 13%.  Inoltre nel 33% dei casi il controllo riguarda solo alcuni tipi di prodotto mentre nel 67% è generalizzato.

 

Il 48% delle famiglie sceglie la confezione con data di consumo più lontana perché ritiene di avere maggiori garanzie di freschezza e gusto.

 

Tra le famiglie che solitamente acquistano prodotti preconfezionati, il 41% è disposto ad acquistarne con data di scadenza ravvicinata solo se ha la certezza di consumarli entro la data indicata, mentre il 44% non li acquisterebbe affatto.

 

 

Le risposte al questionario

 

 

 

 

 

 


 

 Il commento del sociologo

 

Lo spreco alimentare domestico: alcune riflessioni sui dati dell’indagine delle Regioni Piemonte e Valle d’Aosta.

 

Maria Cristina Martinengo

 

Università di Torino – ESOMAS (Dipartimento di Scienze economico-sociali e matematico-statistiche)

 

 

 

 

 

 

 

 

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